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Pecore a Palazzo Chigi

Intervento video-sonoro in Piazza Colonna, Roma, 11 dicembre 2010, ore 21.00

Dopo “Lavami”, la proiezione luminosa apparsa poche settimane fa sulla cupola di S. Pietro, Iginio De Luca colpisce ancora. Questa volta con un tono diverso, più da neo-paesaggista barocco che da “graffitista”, De Luca continua comunque ad incidere i suoi segni virtuali sulla città, animato da passione civile e politica. Ora è palazzo Chigi, sede del governo, che viene utilizzato come grande schermo sul quale proiettare le immagini di un gregge ripreso dal vivo, mentre intorno tutta la piazza Montecitorio si trasforma in un’installazione sonora riempita dalla voce di un pastore che richiama il gregge. “Pastore a Montecitorio” è il titolo di questa ultima azione visiva e sonora che nonostante la velocità dell’incursione da Street art, trasformerà uno dei luoghi istituzionali più importanti d’Italia, in un lento paesaggio visionario a grandezza naturale, richiamando in parte anche le origini remote del luogo. Il palazzo limitrofo progettato da Bernini è infatti un capolavoro architettonico che dissimula nella decorazione elementi naturali, rocce e rami spezzati e nell’insieme si adegua all’andamento curvilineo del piccolo “monte” che ha dato il nome al sito, come fosse un’altura di uno dei tanti paesaggi pastorali di fantasia del Seicento. Il gregge, la voce del pastore richiamano un tempo lontano, arcaico ed arcadico che trasforma il palazzo in uno schermo liquido ma, come ci ha abituati De Luca, anche questa volta il suo intervento pubblico funziona quasi come fosse un “articolo di fondo” su un quotidiano. Puntuale, infatti, l’artista utilizza il palazzo del governo mentre quello della camera è chiuso, in attesa del fatidico 14 dicembre, giorno in cui verrà votata la fiducia al governo. In questa attesa l’autore inscena uno stallo che è un intervallo politico, da molti denunciato come la fase di compravendita dei voti: una vacanza di vera politica, quindi, che De Luca denuncia come grave assenza. La voce ancestrale del pastore è il cuore dell’evento che scuote una situazione di stallo generale, politico e sociale: un segnale forte di altri tempi, un suono umano ma anche selvaggio che non è fatto di parole comprensibili ma di energia sonora, sintomo di un umore che cova, di una direzione necessaria da prendere, di un progetto da affrontare. La proiezione in bianco e nero sulla facciata contribuisce ad innescare una serie di metafore: lo storico intervallo televisivo tra una trasmissione e l’altra, che è immediatamente richiamato, trasforma palazzo Chigi in un grande schermo TV che trasmette un programma che non c’è, tanto l’intervallo sta ad indicare l’assenza di trasmissione, il punto morto tra un prima che non c’è più ed un dopo che deve ancora venire. In questo tempo inerte le pecore pascolano abbandonate a se stesse: è il tempo appunto del mercato del voto. Come un “articolo di fondo”, appunto, il messaggio è chiaro nonostante l’uso metaforico di immagini e suoni che vengono da lontano ma il suo scopo ovviamente non è solo la trasmissione di un messaggio bensì reinventare un linguaggio in grado di raccontare il presente. Così De Luca traduce un pensiero in un evento da percepire sensibilmente prima ancora che razionalmente e aggiunge un elemento ulteriore al suo percorso che è la forza evocativa dei luoghi – usati come readymade ambientali – colti velocemente nell’attimo in cui essi stessi sono in grado, se aiutati, di visualizzare una situazione che ci riguarda tutti.
Franco Speroni