Iginio De Luca

Le voci di dentro

a cura di Franco Speroni

21 luglio ore 20,30 – via Panisperna 100 Roma
per informazioni:
tel./ fax 06 4741881
mobile 392 0318164
info@spaziosenzatitolo.org
www.spaziosenzatitolo.org

Senzatitolo ospita una visualizz-azione di Iginio De Luca dal titolo Le voci di dentro. La proiezione delle immagini di opere, tutte appartenenti alla Collezione della GNAM, e dai titoli chiaramente allusivi alla situazione in cui versa la politica culturale in Italia, transiterà in streaming dalla facciata esterna dell’ala Cosenza, da anni in attesa di ristrutturazione, all’interno di uno spazio privato.

Questo nuovo intervento di Iginio De Luca si presenta come il viaggio ( tele-trasporto e/o metamorfosi) di opere, viventi all’interno di uno spazio istituzionale, in grado di diventare icone elettroniche, atti di denuncia e fantasmi capaci di ri-materializzarsi nei locali dello spazio privato di via Panisperna.

Le implicazioni e le suggestioni di questo corto-circuito tra pubblico e privato forniranno nuovi spunti di riflessione sulla funzione sociale e politica dell’espressione artistica .

Sauro Radicchi:  tecnico audio-video; Massimiliano Padovan:  streaming; “Kou”: comunicazione visiva

LE VOCI DI DENTRO

qui si sta svolgendo il giudizio universale e noi non ce ne siamo accorti… ma io mi vergogno di appartenere al genere umano, ma pe carità, io… io vulisse esse scimmia, nu pappagallo…

Eduardo De Filippo, Le voci di dentro, 1948

Una settantina di immagini, in streaming, transitano dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma allo  Spazio Senzatitolo di via Panisperna. Proiettate sull’esterno dell’ala Cosenza della GNAM, che per l’occasione funziona come uno schermo, le opere selezionate tra quelle contenute nel museo appaiono, in dissolvenza, come ectoplasmi all’interno della galleria privata con tanto di titolo, messo bene in evidenza con le didascalie esplicative. I titoli sono proprio le voci di dentro che provengono dal museo con la sua grande storia e con i suoi altrettanto grandi problemi che fanno proprio della controversa ala progettata da Luigi Cosenza uno spazio non utilizzato, morente. I titoli delle opere sono il riferimento esplicito ad una condizione che è lo specchio della situazione della cultura in Italia a seguito di inefficienze, tagli di spesa, ignoranza e arroganza della casta, assenza di progetto e di visione a lungo termine, per non parlare di un disegno più o meno consapevole d’intolleranza per tutto ciò che sfugge  al controllo diretto. Le voci di dentro indicano in maniera evidente questa condizione, attraverso titoli allusivi, di stampo simbolista, più che mai attuali e che si susseguono come fossero una sceneggiatura poetica, un unico testo-lamentazione pungente ed ironico.

Iginio De Luca li ha scelti proprio per questo: “Paesaggio al tramonto”, “Il gioco interrotto”, “Il malatino”, solo per ricordarne alcuni,  diventano scritte concettuali persino più evidenti dell’immagine stessa. Come in genere accade nella fotografia, il titolo -indice semiotico- è il punctum condivisibile da tutti, rispetto all’immagine che potrebbe invece confondersi in una memoria troppo privata ovvero in un’estetica specialistica.  Al contrario i titoli, le voci, mettono insieme “soggetti” diversi, li mobilitano coralmente per farli parlare. Il museo fuori delle sue mura, ospitato virtualmente da una galleria privata, esce con la forza indicale del titolo, un po’ come i libri di cartone che facevano scudo, sempre col titolo ben visibile, agli studenti che protestavano contro i tagli all’università: i book blocks di Londra, Parigi e Roma del dicembre scorso.

Il riferimento alla famosa commedia di Eduardo è, di conseguenza, più che mai pertinente. Non solo per l’evocazione magica, tra sogno e realtà che lo streaming evoca, creando un’atmosfera simile a quella del testo di Eduardo dove il protagonista Alberto Saporito, attraverso il sogno, prendeva atto di una situazione altrimenti incredibile, ma soprattutto perché i tempi si assomigliano: il 1948, la ricostruzione tradita del dopoguerra, rispetto ad un progetto democratico più radicale a cui Eduardo faceva implicito riferimento, e i tempi attuali segnati più che mai dalla necessità urgente di un progetto che non c’è, per uscire dallo stallo che incancrenisce. Sottofondo delle immagini è, infatti, la musica dell’intervallo storico della RAI. Quell’intervallo lento e un po’ malinconico della TV in bianco e nero, esteticamente rivelatore di un’Italia pre-consumistica. L’intervallo – appunto – lo stallo, che De Luca ha già utilizzato, in altro modo, sulla facciata di Palazzo Chigi con  “Pastore a Montecitorio”, quando proiettò sul palazzo un video di pecore al pascolo (in questo caso le immagini storiche dell’intervallo RAI), allusivo, in quel momento preciso (dicembre 2010), alla compravendita del voto.

Anche questa che si svolge tra Valle Giulia e via Panisperna, è un’azione e non solo la proiezione concettuale di immagini all’interno della galleria. Questo è un aspetto sostanziale da tener ben presente. Infatti, come nelle altre azioni, che sarebbe meglio chiamare visualizz-azioni , “Pastore a Montecitorio” o “Lavami” sulla cupola della Basilica di S. Pietro, De Luca  organizza delle azioni per visualizzare in un evento temi importanti – spesso di cronaca politica – che ci toccano da vicino. Le grammatiche della Street Art  o più in generale dell’Arte Pubblica  sono utilizzate per creare l’evento, come in altro modo ha fatto di recente presso la casa della memoria di via Tiburtina, con l’installazione sonora “Stiamo lavorando per noi”.

La visualizz-azione è una particolare sintesi visiva, naturalmente fuori dell’hortus conclusus della cornice e della ricerca formale tipicamente moderna, ma anche lontana dal perturbante ermetico tipico delle installazioni. Le visualizz-azioni di De Luca, infatti, rendono evidente l’intenzione dell’artista, non sono ermetiche, e creano attenzione e partecipazione  attraverso il mix di format prima ancora che di linguaggi presi dalla cronaca contemporanea. Senza soluzione di continuità, la strada, il backstage di stampo televisivo che costruisce l’evento e che è evidente soprattutto nel caso de “Le voci di dentro”, le immagini della storia, i supporti ipercodificati dell’architettura dove le immagini vengono proiettate… costruiscono un insieme più importante della semplice somma delle parti. Per queste caratteristiche, le visualizz-azioni di De Luca sono vicine all’estetica densa e porosa propria dei Socialnetwork, al loro carattere evenemenziale, attento alla cronaca, partecipativo ed eticamente responsabile e che prende l’aspetto di piattaforme fatte di associazioni fluide, veloci, anche ironiche e letteralmente complesse.

Franco Speroni